3) Schelling. Il programma della filosofia trascendentale.

Schelling ritiene che, siccome la filosofia idealista  la storia
progressiva dell'autocoscienza, il rapporto fra la materia e la
coscienza (che  definito come un parallelismo) debba essere
studiato dalla filosofia trascendentale.
F. W. J. Schelling, Sistema della filosofia trascendentale (pagine
419-420).

Il mezzo con cui l'autore ha tentato di conseguire il suo scopo,
cio quello di esporre l'idealismo in tutta la sua estensione, 
consistito nel trattare tutte le parti della filosofia in una sola
continuit e l'intera filosofia come ci che essa , vale a dire
come storia progressiva dell'autocoscienza, storia a cui il dato
dell'esperienza serve soltanto come monumento e documento. Per
abbozzare con esattezza e compiutezza questa storia, importava
soprattutto non solo distinguere esattamente le singole epoche e
in queste poi i singoli momenti, bens anche presentarli in una
successione in cui, grazie al metodo stesso con cui era stata
trovata, si potesse essere certi di non avere omesso nessuno degli
anelli necessari, s da conferire al tutto un'intima connessione,
intangibile dal tempo, e permanente per ogni ulteriore
rielaborazione come l'immutabile impalcatura su cui tutto
dev'essere appoggiato. Ci che principalmente ha mosso l'autore ad
applicarsi con particolare diligenza all'esposizione di quella
connessione, che  propriamente una serie graduale di intuizioni
attraverso cui l'io si eleva fino alla coscienza nella pi alta
potenza,  stato quel parallelismo fra la natura ed il principio
intelligente, al quale egli era stato condotto gi da lungo tempo,
e che non  possibile esporre compiutamente n alla filosofia
trascendentale, n alla filosofia della natura isolatamente prese,
ma soltanto ad entrambe le scienze, che proprio perci devono
restare in una perpetua opposizione, senza potersi mai fondere in
uno. La prova convincente dell'affatto identica natura delle due
scienze sotto l'aspetto teoretico, che fin qui l'autore ha
soltanto affermata, va pertanto cercata nella filosofia
trascendentale, e in particolare nell'esposizione che di essa
contiene l'opera presente, la quale va perci considerata come un
necessario complemento degli scritti sulla filosofia della natura.
Proprio tramite quest'opera si palesa infatti che le stesse
potenze dell'intuizione che si trovano nell'io possono essere
mostrate fino ad un certo limite anche nella natura, e, poich
quel limite divide appunto la filosofia teoretica dalla pratica, 
pertanto indifferente dal punto di vista meramente teoretico porre
come primo l'oggettivo o il soggettivo, in quanto su questo punto
pu decidere soltanto la filosofia pratica (che per in quella
considerazione non ha alcuna voce in capitolo), e quindi
l'idealismo non ha un fondamento puramente teoretico, in quanto
che, se si ammette soltanto l'evidenza teoretica, non si ottiene
mai quell'evidenza di cui  capace la scienza della natura, il
fondamento e le prove della quale sono del tutto e affatto
teoretiche. Da tali chiarimenti anche i lettori ai quali 
familiare la filosofia della natura trarranno la conclusione che
v' un motivo abbastanza profondo ed intrinseco alla cosa stessa
per cui l'autore ha contrapposto questa scienza alla filosofia
trascendentale, distinguendola totalmente da essa, poich, se il
nostro compito si riducesse unicamente a spiegare la natura, non
saremmo certo mai stati spinti all'idealismo_.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 136-137.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/9. Capitolo
Quattordici./2.
4) Schelling. Idealismo e dogmatismo .

Schelling, in piena sintonia con la svolta fichtiana, ribadisce la
superiorit dell'idealismo sulla filosofia dell'essere, perch
originario non  l'essere ma il sapere.
F. W. J. Schelling, Sistema della filosofia trascendentale (pagina
419).

Poich il filosofo trascendentale fa sempre soltanto del
soggettivo il proprio oggetto, egli si limita ad affermare che
soggettivamente, cio per noi, esiste un qualche primo sapere; se
poi, fatta astrazione da noi, al di l di questo primo sapere
esista in generale ancora qualcosa, per ora non lo preoccupa, e
sar il seguito a deciderne.
Ora, questo primo sapere  per noi senza dubbio il sapere di noi
stessi, o l'autocoscienza. Se l'idealista fa di questo sapere il
principio della filosofia, ci  conforme alla limitatezza del suo
compito, che all'infuori della parte soggettiva del sapere non ha
altro per oggetto. Che l'autocoscienza sia il punto fermo a cui
per noi tutto  collegato, non abbisogna di dimostrazione alcuna.
Ma che quest'autocoscienza possa poi essere a sua volta solo la
modificazione di un essere superiore (forse di una coscienza
superiore, e questa di una ancor superiore, e cos via
all'infinito), in una parola, che anche l'autocoscienza possa
ancor essere in generale qualcosa di spiegabile, di spiegabile con
qualcosa del quale niente possiamo sapere, poich appunto e
soltanto con l'autocoscienza si realizza l'intera sintesi del
nostro sapere,  cosa che in quanto filosofi trascendentali non ci
tocca; giacch l'autocoscienza  per noi non gi un modo dell'
essere, ma un modo del sapere, e pi precisamente il modo supremo
ed estremo che per noi ci sia in generale.
E' persino possibile dimostrare, per andare ancor pi avanti, ed
in parte  gi stato dimostrato sopra, che anche quando
arbitrariamente si pone come primo l' oggettivo, noi tuttavia non
usciamo mai dalla sfera dell'autocoscienza. Noi allora, nelle
nostre spiegazioni, o siamo ricacciati all'infinito, dal fondato
al fondamento, o dobbiamo rompere arbitrariamente la serie, per il
fatto che poniamo un assoluto, che  di per s stesso la causa e
l'effetto - soggetto e oggetto -, col che, essendo ci
originariamente possibile soltanto mediante autocoscienza, poniamo
di nuovo come primo un'autocoscienza; questo accade nella scienza
della natura, per la quale l'essere  cos poco originario come
per la filosofia trascendentale, e che ripone l'unica realt in un
assoluto, che  di per s causa ed effetto, nell'assoluta identit
del soggettivo e dell'oggettivo, che noi chiamiamo natura, e che
nella sua pi alta potenza non  di nuovo altro se non
autocoscienza.
Il dogmatismo, per cui l' essere  l'originario, non pu in
generale offrire la sua spiegazione che con un regresso
all'infinito, giacch la serie di cause e di effetti che la sua
spiegazione percorre potrebbe esser chiusa soltanto per mezzo di
qualcosa che sia ad un tempo causa ed effetto di s, ma proprio
perci si trasformerebbe in scienza della natura, la quale a sua
volta, nel suo compimento, ritorna al principio dell'idealismo
trascendentale. (Il dogmatismo conseguente esiste nello
spinozismo; a sua volta per lo spinozismo pu continuare ad
esistere come sistema reale solo come scienza della natura, il cui
risultato finale ridiventa principio della filosofia
trascendentale).
Da tutto ci  evidente che l'autocoscienza circoscrive tutto
l'orizzonte del nostro sapere anche esteso all'infinito, e in ogni
direzione resta ci che v'ha di supremo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 147-148.
